Alfabeti e linguaggi

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LINGUAGGIO DI HAKSH

La tavola di seguito mostra tutte le lettere (e i suoni a esse relativi) usate dal ge’th di Haksh per comunicare oralmente e con l’ausilio della scrittura. Questo alfabeto nacque da un’amnesia linguistica dovuta ai tempi della grande migrazione. Ogni segno quindi assunse, con il tempo e in maniera graduale, il senso di lettera e un’attribuzione fissa di suono.

Inizialmente era costituito soltanto da simboli consonantici, simili tra loro, senza essere intervallati graficamente da segni raffiguranti suoni più delicati, chiamati vocali. Il sistema di Haksh contenne in sé dodici consonanti e dieci vocali. Un’elencazione ufficiale dell’alfabeto non ci è pervenuta, le lettere sono state quindi inserite utilizzando il criterio della complessità crescente: dalla più semplice alla più difficile da riprodurre.

Ogni grafema, sia esso consonante o vocale, è caratterizzato da un corpo (detto pancia) e un segno di collegamento (detto appendice). Per differenziare le vocali dalle consonanti, queste presentano una “testa” nella parte alta della pancia. Utilizzando come esempio l’alfabeto latino corsivo, le lettere di Haksh possono ricordare una “c” per le consonanti e una “e” per le vocali.

La scrittura delle parole poteva avvenire in due modi, che si sono sviluppati in maniera conseguente l’uno all’altro: stile legato e stile staccato. Negli ultimi trecento anni, con la delibera del novantasettesimo governatore, Loushe’th il piccione, che rese universale l’alfabetizzazione del ge’th, i due stili vennero portati avanti in parallelo. Hanno comunque mantenuto una differenziazione di utilizzo.

Stile legato e storia

Lo stile legato si è formato durante le prime lune di edificazione di Haksh. Aveva il compito di risolvere il problema dell’interpretazione, che nasceva nella lettura, e della rappresentazione grafica delle lettere stesse. I primi otzici, tra cui i fondatori, hanno strutturato la composizione della parola utilizzando delle virgole per congiungere le varie lettere tra loro. Ciò che avrebbe differenziato la parola HAKSH dalla parola HOKSH era la disposizione o il verso di questi simboli grafici. Segue una ricostruzione.

La comprensione di questi proto-segni vocalici era di vitale importanza nella stesura e lettura di eventuali documenti scritti. Se la parola Haksh significava “dente che protegge”, la parola Hoksh aveva il valore di “scontro verbale”.

Sebbene le prime figure satiriche del ge’th trassero giovamento dai numerosi giochi linguistici, con il tempo le cose andarono sgretolandosi. Nel 386, le continue tensioni sociali, derivate da un mal governo delle zone di confine, portarono a una piccola rivoluzione interna. La redazione dei primi documenti catastali possedeva infatti numerose imprecisioni nei proto-segni vocalici che vennero sfruttate per ampliare i possedimenti di resh be’th già facoltosi.

Frange di popolazione, guidate da otzici puristi e riscopritori dell’oralità, come unico e vero modo di comunicare, iniziarono a ribellarsi contro gli appropriamenti indebiti. Forti di alcune battaglie sociali vinte, questi puristi dell’oralità – capitanati da Aghel’oth il tapiro – istigarono le fasce più povere e analfabete di Haksh a battersi per l’abolizione della scrittura, unica causa della discordia tra resh be’th.

Questa rivoluzione populista ottenne sempre più consensi fino ad abbracciare anche la nuova generazione di otzici. La contrapposizione tra puristi e macchiati (così vennero chiamati coloro che appoggiavano la scrittura per via delle macchie d’inchiostro sulle mani) divenne ideologica e portò a un vero e proprio scisma interno.

Una gazzella di famiglia purista, ma dal cuore macchiato, si distinse durante il suo maturamento. Aveva un otzi della comunicazione e riuscì a risolvere quell’immensa spaccatura, dopo essere diventata capo della città di Bheloim. Il suo nome era K’ahli e inventò le vocali.

Le vocali di K’ahli e la scuola

La giovane gazzella era convinta che il problema che stava affrontando il ge’th non era di carattere morale e politico, come volevano farlo passare i due schieramenti. Haksh era talmente ossessionata dal dialogo e dal linguaggio, da non accorgersi che la soluzione o il compromesso – è così che venne chiamato – era la semplificazione della scrittura.

I puristi infatti condannavano ai macchiati la perdita del valore della promessa nei testi scritti. Per loro, solo la parola data era in grado di veicolare messaggi, volgere all’azione ed elevare moralmente i tutti i resh be’th. L’oralità era egualitaria e non differenziava otzici e non otzici, come faceva invece la scrittura.

I macchiati, d’altro canto, erano certi che la parola scritta potesse ampliare le risorse del ge’th tramite ogni resh be’th. Ciò che veniva scritto, poteva essere diffuso e condiviso istantaneamente con chiunque. La scrittura era equa e poteva migliorare, di riflesso, anche la condizione di chi sceglieva di non avvalersene, poiché avrebbe potuto beneficiare lo stesso dei suoi frutti.

K’ahli riuscì a intromettersi all’interno di questo dibattito ponendo all’attenzione di tutti la creazione di dieci nuovi segni: le vocali. Queste riuscirono a sbrogliare tutte le incomprensioni e le interpretazioni errate di cui la vecchia scrittura era colpevole. Nonostante ciò, la presenza delle nuove lettere non poteva rimuovere la differenza tra otzici e non otzici riguardo la loro alfabetizzazione.

Fu così che K’ahli istituì a Bheloim, nel 406, la prima scuola per non otzici. Sebbene questa nuova istituzione avesse avuto una partenza lenta e burrascosa, caratterizzata da sabotaggi e minacce anche da parte dei possibili beneficiari, riuscì ad affermarsi e a diffondersi per tutto il ge’th.

In essa veniva insegnato a bambini e a adulti come maneggiare pennini e papiri, memorizzare la sequenza dell’alfabeto e a scrivere. Per facilitare l’operazione, K’ahli e gli otzici disposti a insegnare, idearono un nuovo stile di scrittura, chiamato stile staccato. Esso consisteva nello scrivere una lettera dopo l’altra lasciando un breve spazio tra loro: un trattino avrebbe segnalato la fine della parola.

pronuncia: Ak’uira se resh be’th
traduzione: Ak’uira è un resh be’th

Evoluzione della scuola

Le scuole si diffusero per tutto il ge’th e iniziarono a essere frequentate anche da bambini otzici, così da essere avvantaggiati nel maturamento. Vista la spiccata predisposizione di questi nuovi alunni, le scuole risposero con la configurazione di due tipi di corsi: base e avanzato.

Il corso base era rivolto a chiunque fosse alle prime armi e volesse imparare a leggere e scrivere, il corso avanzato si dedicava invece alla scrittura legata e alla comprensione di testi a difficoltà crescente. La differenziazione che si venne a creare fu lampante: i bambini otzici frequentarono, anche su spinta dei genitori, direttamente i corsi avanzati mentre gli altri si fermarono ai corsi base. Questa forbice fu influenzata anche dalla diversa tariffa richiesta.

I primi corsi, esclusivamente base, erano infatti pagati tramite beni alimentari, quali formaggi e farine, o tramite la prestazione di servizi occasionali, quali giardinaggio e pulizia. Erano il frutto della spontaneità e genuinità di K’ahli, che non aveva bisogno di denaro, ma voleva soddisfare la voglia dei suoi allievi di ripagare le conoscenze acquisite.

Con la diffusione e l’istituzionalizzazione della scuola, ciò non fu più possibile. La figura del maestro divenne una professione e bisognò provvedere al suo pagamento, nonché alla riscossione di risorse con cui fare manutenzione alle strutture adibite.

Il corso base arrivò a costare, in un anno, un ammontare di 100 k’e (l’equivalente di 15 formaggi) mentre il corso avanzato era disponibile per 350 k’e. L’elevata spesa, più del triplo del corso base, disincentivò la frequenza di chi non possedesse un otzi, poiché non sarebbe stato in grado di far fronte a essa. La differenza di costo evidenziò il palese divario sociale e di istruzione tra otzici e non otzici e diede vita alla presenza parallela dei due stili di scrittura, riscontrabili anche nell’ultimo periodo.

Questa, che può sembrare una forma di disuguaglianza, non fu biasimata dalla popolazione. La non esclusione dalle dinamiche scritte fu per loro una grande vittoria e poterono scegliere se prendervi parte o meno.

Loushe’th, nel 1517, decise di dare uno slancio ulteriore all’alfabetizzazione della popolazione non otzica. La sua delibera fu quella di procedere alla costruzione di scuole in ogni villaggio del ge’th e di rendere obbligatorio e gratuito per tutti un anno di frequentazione. Chiunque avesse voluto o avesse dimostrato delle doti in tal senso, avrebbe potuto continuare gli studi e imparare i testi base di storia, biologia e fisica; denominate d’ora in poi “Materie Loushe’thiane”.

I due stili

Lo stile staccato, nato per facilitare l’apprendimento alla scrittura, divenne la caratteristica grafica dei non otzici. Visto come segno di ignoranza nella seconda metà del 1500, ottenne un vero e proprio revival, con l’accesso sempre più frequente di giovani non otzici alle Materie Loushe’thiane, nella prima metà del 1600. Sebbene questi resh be’th avessero imparato lo stile legato, decisero di continuare a scrivere qualsiasi documento informale nel modo in cui il resto della popolazione aveva imparato a leggere da piccola. Fu tramite la creazione di piccole strisce locali scritte con questo stile, che i resh be’th comuni poterono apprendere notizie importanti e leggere battute su chi li governasse.

La scrittura legata invece, perse il suo carattere necessario grazie alla comparsa delle vocali. Ciò nonostante non smise mai di esistere. Le virgole furono progressivamente sostituite dai prolungamenti delle lettere e assunsero un valore estetico importante che doveva comunque assecondare una lettura veloce e una giusta intonazione. Da privilegio esclusivo degli otzici e causa di disordini sociali, divenne baluardo della decorazione e del senso artistico del ge’th. Venne quindi impiegata nella stesura di testi ufficiali, quali tomi di biblioteca e leggi governative.

Dopo il 1731 si decise di allargarne l’utilizzo inserendolo nelle incisioni dei cartelli e delle insegne del ge’th: la rivoluzione artistica dell’epoca voleva che la scrittura fosse applicata anche su oggetti che durassero nel tempo.

pronuncia: Samath se habei resh be’thai
traduzione: Il Samath è padre dei resh be’th

LINGUA ANTICA

Di seguito è riportata la tavola contenente l’alfabeto restituito alla luce da Hatsei grazie al suo otzi.

Inventato durante il maturamento, possiede numerose corrispondenze con il linguaggio utilizzato precedentemente dai resh be’th prima della grande migrazione. Al momento della narrazione, è un linguaggio arcaico conosciuto solamente dalla comunità nomade delle zebre e dall’Eternità.

Questo alfabeto è formato da venti simboli, suddivisi in sedici consonanti e quattro vocali. Ogni lettera è differente dalle altre, salvo trovare qualche analogia nelle forme di alcune di esse.

L’elencazione delle lettere ricalca il nome dell’inventore per poi seguire un andamento apparentemente casuale.

*testo mancante*