CAPITOLO 34

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9 Mo’hg Ba’haral 1842 – Monte Haksh; Haksh

Era ormai passato un ciclo dalla notte del giorno dopo e nessuno disse mai una parola su ciò che accadde allora. Per quanto traumatica, quell’esperienza rimase nell’intimo più profondo di ognuno di loro: solo gli sguardi erano mutati. Era presente consapevolezza, comunione e determinazione; in qualche modo, ciò mi rese fiero.

Anche quel giorno le lezioni, gli allenamenti e le esercitazioni finirono; i ragazzi iniziarono a prendere sempre più confidenza sul proprio ruolo e su ciò che erano, o non erano, in grado di fare. Volevano costantemente superare sé stessi e nulla li avrebbe fermati.

Terminata la cena, tutti i maturatori si riunirono nell’ufficio di Shoudhe.

“Gharai, questo per te è il primo maturamento, per cui ti spiego cosa faremo questa sera: ogni ciclo ci riuniremo per verificare e condividere l’andamento degli otzici. Ciò serve a noi per avere un riscontro sul nostro lavoro, ma soprattutto serve ai ragazzi, perché così sapremo come comportarci nei loro riguardi. In queste riunioni si discuterà delle loro capacità e di come stanno crescendo. In questo modo, una volta concluso il maturamento, sapremo indirizzarli nella giusta direzione.”

“Tutto chiaro. Mi sembra un’ottima cosa” commentò il cacatua, sorridendo.

“Oggi vedremo soltanto lo spirito generale della classe, se abbiamo incontrato delle difficoltà e se c’è già, secondo voi, qualche elemento interessante. Chi vuole iniziare?”

K’eirh alzò il braccio, aveva tanto da dire.

“I miei ragazzi hanno legato tutti fin da subito, sono coscienziosi e intuitivi oltre ogni immaginazione. Stanno progredendo molto bene, scrivono delle ottime bozze sui papiri e hanno una grande voglia di esplorare e capire. Da domani inizierei a farli andare in giro per un po’ di ricerca: sbocceranno sicuramente. I primi giorni ho avuto delle difficoltà con Shoum’e, ma riguardavano me, non il ragazzo. È unico in ogni suo aspetto. Ho già affrontato la cosa con Shoudhe e credo che un lavoro in coppia con Loubra’l sia la strada migliore per lui. Ho ricevuto una grandissima mano anche da Saho’re, di cui poi vi parlerò. È riuscito a includere Shoum’e nel suo gruppo di amici e sembra stia riuscendo a far svanire quel suo senso di inadeguatezza.”

Prese un secondo i suoi appunti e li esaminò:

“Continuando su Shoum’e, come dovremo comportarci per quando dovrà partire per l’areale esterno? Non sappiamo praticamente nulla di lui e ci sono moltissime implicazioni: le zebre vorranno riprenderselo? Se incontrasse qualcuno, dovrà mentire o dire la verità?”

Mandare un ragazzo all’esterno era una parte essenziale del maturamento, al pari di ciò che veniva vissuto all’interno del monte. Per una luna, i maturanti venivano spediti in zone, lontane dal ge’th, dove stanziavano i loro animali; l’asprezza delle condizioni ambientali variava da ragazzo a ragazzo. La questione sul far affrontare questa prova al termine del maturamento non si sarebbe posta, ma la zebra era un caso inedito sotto ogni punto di vista. La maturatrice attese una risposta e il rinoceronte le fece cenno di continuare, nessuno al momento era pronto a parlare.

“Allora vado avanti con Saho’re. Dunque, è un ragazzo elefante eccezionale, ha un sacco di ottime qualità e in più ha un intuito molto acuto, inaspettatamente molto più degli altri; per non parlare poi della sua capacità che, di sicuro, si rivelerà molto utile a tutti i resh be’th, anche degli altri ge’th. Non vorrei sbilanciarmi troppo, ma potrebbe essere divulgato all’Eternità: il ragazzo studia gli otzi.”

Furono tutti molto colpiti e si congratularono con il ragazzo, K’eirh aveva due resh be’th molto promettenti verso i quali non c’era nulla da dire, se non ottime parole.

“Se siete d’accordo” propose Shoudhe, “direi di andare avanti e di affrontare in un secondo momento la questione di Shoum’e e ogni caso specifico, che ne dite? Avremo più tempo per valutare e potrai dirci qualcosa anche tu, Loubra’l.”

Il camaleonte acconsentì giocherellando con il medaglione della sua collana.

“Gharai vuoi provare tu?” riprese il rinoceronte.

“Va bene.” Si riassestò timidamente sulla sedia e stirò la sua cresta “Allora, nella mia classe procede tutto a gonfie vele, i ragazzi hanno dimostrato un ottimo cameratismo e una buona attitudine nelle loro capacità. Ah, l’ansia che avevo all’inizio è sparita, per fortuna. Visto che è il mio primo maturamento, ancora non sono in grado di capire bene i ragazzi in così poco tempo, magari nelle prossime riunioni mi preparerò meglio.” sorrise imbarazzato.

“Non ti preoccupare, tranquillo. In futuro però evita scivoloni come quello sul mondo.” Gli ricordò bonariamente il suo governatore. “Per qualsiasi cosa noti invece, non esitare a parlare: se vuoi qualche altro consiglio, il mio studio è sempre aperto.”

Faceva fatica a separare la figura di Gharai, lo vedeva ancora come il suo maturante.

“A questo punto, vado avanti io.” disse Baharas.

“Da me i ragazzi sono molto disciplinati e dediti al combattimento in maniera positiva, sanno riconoscere il valore delle armi e non cercano lo scontro: queste non sono cose che si imparano. Ciò sarà un bene per Haksh. Abbiamo però sfiorato un incidente il primo giorno, ma, se non ci fosse stato, non avrei notato il ragazzo di cui vorrei parlare. Il suo profilo è delicato da un punto di vista che potremmo dire improbabile per quelli come lui. Si chiama Ak’uira ed è il ragazzo aquila testa bianca.”

Shoudhe fece un cenno con la testa, lo ricordava vagamente dal risveglio.

“Ora, rispetto a tutti i resh be’th uccello, che nei secoli hanno avuto l’otzi del combattimento, lui è l’unico ad avere affinità con un’arma da mischia. Già questo fatto mi aveva incuriosito, ma non più di tanto. Ciò che lo rende veramente speciale è il fatto che possiede un’affinità latente anche con l’arco. Questo non si era mai verificato. Ho controllato i nostri registri militari e lui è veramente il primo. Queste due caratteristiche lo renderebbero un guerriero perfetto! Ma purtroppo non sa volare, me lo ha confessato il primo giorno.”

Tutti bofonchiarono a quella notizia.

“È solo un suo blocco mentale e abbiamo già iniziato a lavorare su come risolvere la cosa. Speriamo finisca in fretta.”

“Parlo io preside, che poi vorrei chiedere una cosa a Baharas.” Era Thoeri.

“I miei hanno ancora molta strada da fare: le loro creazioni migliorano, anche se con ritmi lenti. So di essere molto esigente, ma non si avvicinano neanche un po’ alle mie aspettative. Solo un ragazzo ha attirato la mia attenzione: Gedhre, la giraffa. Non so se vi ricordate la rivolta di quindici, sedici anni fa a sud: è uno dei sopravvissuti. Forse, per ciò che ha vissuto, è l’unico ad avere un obiettivo rilevante. Vorrebbe venire come osservatore ad alcuni dei tuoi allenamenti, Baharas. Si sta specializzando nel costruire strumenti che possano neutralizzare le armi in maniera efficace.”

“Se per tutti va bene, per me è il benvenuto.”

“Bene. Loubra’l, i tuoi otzici che dicono?” incalzò Shoudhe verso il camaleonte, era curioso della sua opinione su due otzici in particolare.

“Che dire. I miei ragazzi sono strabilianti, le loro magie sono acerbe ma originali. Inoltre, vorrei confermare con assoluta certezza la continuazione del maturamento per Zahirile.” Fu conciso e lapidario.

Tutti, soprattutto Thoeri, mostrarono il loro dissenso.

“È un ragazzo straordinario, possiede la telecinesi e sembra già aver afferrato un modo per renderla veramente propria.”

“Ciò non fa che aumentare la sua pericolosità.” insistette Thoeri, sentendosi responsabile.

“Non è un ragazzo pericoloso. Sto lavorando anche sul suo carattere e migliora di giorno in giorno. Ha solo bisogno di un modello adulto e qui lo sta trovando.” Loubra’l si stava indispettendo.

“Non significa nulla, rimane pur sempre un assassino e il nipote di un criminale: è il caso di commettere lo stesso errore nuovamente?”

“Se è di errore che si sta parlando, allora il primo a commetterne uno sei stato tu. Perché l’hai ammesso al maturamento?” Il camaleonte divenne marrone dalla rabbia e mise volutamente in scacco il coccodrillo.

Thoeri, che non poteva dare la colpa a Shoudhe, dovette incassare il colpo.

“Investirò tutte le mie energie su di lui come per gli altri ragazzi che ho, e vi prometto che non fallirò. Se non ci fidassimo delle nostre capacità, non saremmo qui a discutere di loro. Vi chiedo solo di avere un po’ di fiducia.”

“Questo maturamento è complesso e comprendo le vostre preoccupazioni e la stanchezza” mediò Shoudhe. “Non siamo pronti ad avere tanti ragazzi e gli attriti tra noi possono avvenire. Però ciò che ha detto Loubra’l è giusto: fidiamoci. Come vi ho chiesto fin da quando Lath mi ha informato su di lui, diamogli una possibilità tenendolo tutti d’occhio.” ridiede la parola al maturatore della magia.

“Sappiamo che è diventato quello che è a causa della sua famiglia. Per Haksh, ho visto i segni delle frustate sulla schiena! Non me la sento di abbandonarlo, è venuto qui proprio per trovare la sua strada. E ci sono buone probabilità che riesca in ciò. A differenza di Theha’l, non ha represso il suo malessere, ma lo sta già affrontando. È questo che mi fa ben sperare in lui. Abbiamo l’esperienza precedente a guidarci e un buon amico a cui lui può affidarsi: Ak’uira. Sono pronto a scommettere sulla buona progressione di entrambi.”

Dopo aver finito di parlare del cobra, disse di voler aspettare gli altri per discutere di Shoum’e, sebbene riconoscesse le sue attitudini magiche fuori dal comune.

“Dhooema, tocca a te.” disse il rinoceronte all’orsa in modo gentile. “Preferisci suonare, oppure va bene utilizzare un foglio scritto? Dicci tu.” le sorrise.

La maturatrice scosse la testa e iniziò a scrivere su un frammento di papiro le sue considerazioni sulla classe. Definì i suoi ragazzi molto talentuosi ed empatici, con uno speciale riferimento a Tharei.

“Posso leggere anche il resto o preferisci che parlino prima gli altri?”

L’orsa acconsentì nell’essere la prima a esprimersi per il dibattito, aveva intuito il vero problema che dovevano considerare.

“Va bene. Allora, a proposito di Shoum’e è contraria a fargli terminare il maturamento con i suoi animali. Se un altro ge’th venisse a sapere che Haksh ha una zebra al suo interno, di sicuro la notizia arriverà all’Eternità e le conseguenze saranno atroci.”

Leggere l’ultima frase fece cadere Shoudhe in un dubbio esistenziale.

“Qui non si tratta di mettere la vita di un ragazzo nelle sue mani, ma di affidare le vite di un intero ge’th al suo destino.”

Il rinoceronte alzò lo sguardo verso i suoi maturatori in cerca d’aiuto, la questione era molto più complessa di quello che pensava; credeva di avere la situazione di Shoum’e sotto controllo, non era così. Discussero a lungo, alzarono i toni, si presero ulteriore tempo per analizzare i fatti. Alla fine, riuscirono a prendere una decisione che riuscì ad accontentare più o meno tutti: il maturamento doveva essere finito in ogni caso e Shoum’e si sarebbe recato nell’areale esterno assieme a Saho’re, con la condizione di ritirarsi entrambi se avessero incontrato qualsiasi altro resh be’th.

A notte fonda, tra i cunicoli del monte, nessuno udì la voce che sussurrava al piccione di legno.

“Non c’è nessun elemento da dover temere a Haksh. Al momento sto valutando come comportarmi con uno di loro. A quanto pare si è macchiato di un omicidio da poco e sembra avere un carattere instabile. Se provocarlo mi sarà utile per trovare il segreto, sarà divertente. Per quanto riguarda la zebra dovrò starle alla larga, ha un doppio otzi – dei rami e dell’incanto – e potrebbe essere un problema per me. A ogni modo, sono convito potrà rivelarsi un’arma interessante, non sanno come gestire la sua presenza in relazione agli Immortali. Vi comunico il nome dei due ziyandi e ciò che sanno fare… sento dei passi. Messaggio terminato.”

Non parlò più, era un tipo molto scrupoloso e rimase in silenzio per delle lune. Il piccolo uccellino di legno tornò a volare con il precipitare degli eventi.