CAPITOLO 35

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10 Mo’hg Baharal 1842 – Monte Haksh; Haksh

“Buongiorno ragazzi, ben svegliati!” esordì Shoudhe nella sala comune illuminata da torce sparse.

Per quella mattinata, aveva indossato un abito da cerimonia molto inconsueto per il ge’th: una lunga casacca bianca con delle fasce azzurre cucite ai lati e lo stemma del monte impresso sul petto. La schiena era coperta dalla solita cappa rossa; la sua, in particolare, possedeva una catenina dorata che sorreggeva un medaglione a forma di rinoceronte.

I giovani otzici, ancora insonnoliti, non avevano capito come mai si fossero dovuti radunare lì e, soprattutto, l’eleganza nobiliare del loro governatore.

“Oggi svolgerete un attività particolare e molto importante. Non ci saranno le solite sessioni con i vostri maturatori, ma ci metteremo alla prova tutti insieme. Ormai è un ciclo che siete qui e, da quello che dicono i vostri insegnanti, avete preso un po’ di confidenza con l’otzi che avete ereditato, per cui non vedo il motivo per non utilizzarlo.”

I ragazzi ascoltarono per educazione, molti distendevano il viso e lo irrigidivano per non far vedere che stavano sbadigliando. Era mattina presto e l’atmosfera scura della grotta non facilitava il risveglio.

“Ognuno di voi dovrà collaborare con la propria classe in una sfida molto difficile contro le altre. Questo servirà a me e ai maturatori per vedere quale sia la migliore. Per caso siete già divisi?” scrutò il suo pubblico, scandagliandolo.

La promessa di una sfida li fece ridestare a macchia di leopardo e il rinoceronte non fece trasparire il suo entusiasmo.

“Sembra di sì. Allora, mentre i vostri maturatori verranno da voi, vi spiegherò cosa faremo. Prestate attenzione, perché capire le regole sarà di vitale importanza.” Iniziò a passeggiare a passi lenti tra i resh be’th nel salone, attento a non far impigliare il suo mantello sui piccoli spuntoni della pavimentazione.

“Questa mattina vi sfiderete in ‘Haksh colpisce, Haksh para’. È un gioco molto semplice, dove ogni squadra si dividerà in attacco e difesa. Chi attaccherà dovrà raggiungere la base nemica e ottenere il suo bottino, lo scopo della difesa sarà invece quello di impedire agli avversari di depredare la propria base.”

Si fermò, cercando conferma negli sguardi dei ragazzi.

“Fin qui è tutto chiaro. Ma cosa succede se, in mezzo al campo, degli avversari si incontrassero? Oppure, quando un attaccante si trova a fronteggiare un difensore? Basterà toccare con la mano il proprio avversario e questo dovrà obbligatoriamente tornare alla propria base. È tutto.”

Poggiò una mano su Bhasra per simulare il contatto. La salamandra sorrise in maniera goffa per vincere l’imbarazzo provocato dalla presenza del governatore. Si sentì osservata dai suoi compagni e, se l’attenzione su di lei fosse continuata a lungo, avrebbe sicuramente iniziato a sudare.

Il rinoceronte puntualizzò poi con il dito: “Ma due cose sono veramente importanti. Uno: utilizzare al meglio il proprio otzi; e due: ogni cosa è ammessa.”

Detto ciò, strattonò leggermente la salamandra per incoraggiarla e si allontanò sventolando la cappa in un gesto plateale.

“Ah, dimenticavo. Avete un’ora per cercare un luogo per la vostra base. Tutto l’esterno del monte è a vostra disposizione. I maturatori vi daranno i dettagli ulteriori. Che vinca il migliore.” Svanì, salutando, nelle ombre dei corridoi interni.

Un minuscolo momento di silenzio fu improvvisamente invaso da incessanti domande rivolte alla rinfusa dai ragazzi verso i propri maturatori. Che significa la base; chi deve attaccare chi; ma si può difendere in solitaria; e molte altre. Essi non fecero una piega, si accovacciarono e iniziarono a parlare silenziosamente alla propria classe come per architettare un piano strategico. Quell’ambiente si riempì in un baleno con un’aura d’intrigo e complotto.

“È molto importante che vinciate questa sfida.” Sussurrarono, guardando uno a uno i propri ragazzi.

“Voi sei avete degli otzi favolosi che vi faranno sicuramente trionfare in questo gioco.” Sembrava avessero imparato un copione, tranne Dhooema che si faceva accompagnare dal suo ukulele.

“Il preside Shoudhe non l’ha detto per non alimentare false speranze, ma, se vincerete, diverrete dei capo villaggio al termine del maturamento.”

Molti si entusiasmarono alla notizia, chi per arrivismo, chi per rivalsa, chi per presunzione; Ak’uira si chiese come poter non far venire a galla il suo problema. Zahirile, per un istante, perse l’adrenalina della sfida.

“A ogni modo, questo è il bottino che dovete proteggere e nascondere all’interno della vostra base. Scegliete un luogo isolato.” I maturatori mostrarono un sacchetto di stoffa, abbastanza pesante, con delle pietre al suo interno.

Senza fare troppo rumore, ognuno di loro fece scivolare le pietruzze sul pavimento per mostrarle ai ragazzi. C’erano disegnate sopra delle piccole figure: cavalli, spighe di grano, mulini, uomini che zappavano, donne, papiri, carri e altro. I resh be’th non ci misero molto a capire che quelle pietre rappresentavano tutte le risorse di cui Haksh disponeva.

Scaduta l’ora di preparazione, ogni classe aveva messo a punto una sua strategia d’attacco e, con il proprio maturatore, si diresse in cima all’arena.

“Non sottovalutate la zona perché la conoscete.” ricordò Baharas ai suoi guerrieri, mentre si disponevano in cerchio assieme a tutti gli altri.

Loubra’l fece un occhiolino alla sua classe e si diresse al centro, imitando gli altri maturatori. L’altopiano su cui gli otzici del combattimento si allenavano ogni giorno sembrò sempre sconfinato. Durante le sessioni non l’avevano mai esplorato; scoprire fosse, avvallamenti, nascondigli e piccoli laghetti fu sconvolgente e incredibile. Ogni maturante, di qualsiasi classe, era stato ben attento a non farsi notare mentre cercava dei punti oscuri in cui proteggere la proprie risorse. Chi tra loro faceva dei pronostici, era convinto che avrebbero passato giorni interi a cercare le altre basi.

“Al segnale inizieranno i giochi.” Urlò Gharai ai giovani. “Correte alla vostra base e preparatevi a dare battaglia. Quando vi avranno rubato tutte le risorse, tornate qui da noi. Non perdete tempo, avrete solo una giornata per gareggiare.”

Le facce dei ragazzi furono colpite dall’ansia, non avrebbero fatto in tempo. Baharas scoccò in aria una freccia che, con un artificio, scoppiò in una nuvola verde. I ragazzi si sparpagliarono scattando nelle direzioni prestabilite e l’arena si fece di colpo silenziosa e desertica. Per quell’occasione, il falco fece smettere il vento impetuoso di quella quota così che tutti avrebbero potuto essere in grado di dare il massimo.

“Su chi vogliamo scommettere?” chiese Gharai strofinandosi le mani e stringendosi nelle spalle.

“Ma non ti ricordi come è andata a finire quando l’hai fatto tu?” si stupì Thoeri “E poi non c’è nulla da scommettere. È una partita già chiusa.” bofonchiò guardando un Baharas piuttosto compiaciuto.

K’eirh prese subito in disparte Dhooema, mostrando euforica delle bacche da sgranocchiare mentre si sarebbero confidate; le due maturatrici non pensarono minimamente a quella sfida di cui conoscevano già il risultato.

Un po’ deluso, il cacatua si mise a sedere per terra, ma notò qualcosa, scrutando i maturatori.

Pare che scommettere si rivelerà divertente.

“Loubra’l, anche tu la pensi come Thoeri?” domandò complice al camaleonte.

Una volta organizzata la difesa della propria base, Ak’uira, Jamgha’l e Sak’i, i più forti e veloci, si diressero verso il proprio obiettivo: volevano scovare la base della classe di Hatsei, a capacità fisiche erano i più gracili. Se invece non fossero riusciti a trovarla, avrebbero dirottato verso la base di Bhasra. Erano convinti di poter concludere la sfida piuttosto in fretta.

“Ak’uira, perché non fai un volo di ricognizione? Così sapremo dove dirigerci e dove si trovano anche le altre basi.” suggerì Jamgha’l, mentre avanzavano su quegli altipiani.

“Non penso sia saggio” affermò sicura l’aquila, “riveleremo la nostra posizione. Inoltre, perché facilitarci ulteriormente il gioco?” Sei un falso!

“Se ne sei convinto.” acconsentì la tigre, ma si sfogò con una smorfia verso Sak’i.

Sospettavano già che Ak’uira nascondesse qualcosa durante gli allenamenti giornalieri; lui se ne accorse e capì di dover fare il possibile per vincere, così da dare credito alla sua bugia sempre più ingombrante e insistente.

Un urlo di sconfitta si levò alle loro spalle. In lontananza, videro che nella propria base Oerakth, Bahm’i e Arath stavano saltando per cercare di recuperare tutte le loro risorse fluttuanti in aria.

“Merda! Ci hanno fregato.” ruggì la tigre. “Ak’uira, corri a riprendere le nostre risorse. Sei l’unico che può farlo.”

“Vado!” corse più veloce che poté, sapendo di non essere in grado di fare nulla: fu lo scenario peggiore per lui.

“Ma perché quell’idiota non vola?!” sbraitò furioso Jamgha’l.

“Intanto andiamo avanti” lo incitò l’impala, “ora più che mai dobbiamo rubare delle risorse.”

Non appena i difensori dei guerrieri videro Ak’uira correre in loro soccorso, tirarono un sospiro di sollievo senza perdere la concentrazione. Bahm’i scorse Zahirile che, da dietro degli arbusti, iniziò a strisciare via. Il dromedario lo inseguì d’istinto, mandando in fumo la strategia appena pensata da Ak’uira. Tentò il tutto per tutto usando Arath, la tartaruga, come trampolino improvvisato per saltare e raggiungere le pietre rubate.

La sua azione fu rapida ed elegante, allungò il braccio per afferrare il maltolto, ma il cobra conosceva la sua debolezza: fece salire ancora più in alto il bottino e lasciò ricadere l’aquila con niente in mano.

La guerra è guerra.

Si disse, nonostante gli dispiacesse per il suo amico.

“Per Haksh! Ma sei impazzito? Potevi farmi male sul serio.” Gli urlò addosso la tartaruga, mentre si teneva la spalla che aveva rischiato di lussarsi. Ak’uira, pulendosi dalla polvere, gli chiese scusa e gli tese la mano per far rialzare il suo compagno.

“Non ti devi scusare. Vola e riprendi le nostre risorse.”

Uno a uno, i membri della sua classe gli stavano chiedendo una cosa sola.

E adesso che faccio? “È troppo facile così.”

“È troppo facile? Ma sei scemo?! Dobbiamo vincere.” Deluso, Arath si mise a correre verso Bahm’i e la volpe, come se servisse a qualcosa.

L’aquila rimase immobile a guardare la scena senza sapere come comportarsi. Per fortuna il dromedario era riuscito a raggiungere Zahirile e a bloccarlo, saltandogli addosso; era l’occasione buona per Oerakth di prendere al volo le risorse che stavano precipitando. Rimasero esterrefatti quando, dal nulla, K’irh il piccione le rubò di virata e si allontanò in alto: voleva portare avanti le ambizioni del padre e diventare capo villaggio di Sham’r.

Una freccia rossa esplose in cielo, decretando la fine del gioco.