Eirikur e la creazione della Bozanj

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La Valle del Ghiaccio Nero e il triumvirato

Servin, leopardo fondatore del ge’th di Eirikur, fu un resh be’th molto pratico e lungimirante, nonché determinato. Prima di affrontare l’esodo, reclutò e obbligò i migliori artigiani e studiosi – anche se incapaci di comprendersi tra loro – a seguirlo nella ricerca delle montagne più alte del mondo. Quando queste vennero trovate, le nominò Irku, “ghiaccio nero”, data la presenza di fitte vegetazioni di conifere congelate.

Servin, con la sua carovana migrante, raggiunse l’immenso complesso roccioso dopo sei anni di cammino e decise di stabilirsi all’interno di un valico sottostante. Nonostante l’alta quota – circa 2000 lance d’altezza – il terreno era fertile e ricco di materie prime. Con la costruzione del primo accampamento, si diede il via alla creazione di Eirikur: la Valle del Ghiaccio Nero.

Grazie allo sforzo congiunto delle oltre cento famiglie che seguirono il leopardo, l’edificazione della prima città venne ultimata in pochi anni. Fu per festeggiare questo evento che il fondatore maculato mostrò, ai suoi concittadini, dei numerosi manoscritti di ingegneria trafugati durante la guerra civile.

Le parole, scritte nella lingua antica, restarono incomprensibili, ma, dalle immagini riprodotte, gli otzici presenti riuscirono a redigere nuovamente quei vecchi progetti e a farli studiare ai più giovani tra loro.

Le interpretazioni scientifiche divennero la base dell’organizzazione sociale nella valle e, di conseguenza, al vertice della gerarchia fu messo chi era stato in grado di aumentare il progresso tecnologico della città.

In maniera spontanea, quanto inevitabile, si costituì un triumvirato formato da due capi e un supervisore. Oltre ad amministrare politicamente ed economicamente la nuova e fiorente civiltà eirikurea, avevano il compito di valutare e approvare i progetti presentati al loro vaglio. L’Astro della Conoscenza, Jark Nok, si occupava delle implicazioni teoriche; l’Astro dell’Azione, Jark Kan, garantiva la praticità ed eseguibilità delle proposte.

L’ultimo dei tre svolgeva il compito più importante: assicurarsi che i suoi colleghi non perdessero di vista l’obiettivo principale. Conoscenza e azione erano inutili se non messe al servizio del popolo. Questa figura venne riconosciuta come Jark Ies, Astro della Saggezza.

I primi a proporsi furono un ambizioso pinguino, di nome Gurl, e un bisonte loquace, chiamato Piwku; Servin avrebbe controllato il loro operato.

Dopo un solo anno di servizio del triumvirato, la città chiamata profeticamente Hora – La Splendente – poté vantare l’inaugurazione di una miniera, di una falegnameria, di un laboratorio, di una biblioteca e di una scuola.

Come principio guida nella formazione dei ragazzi, essa aveva il valore comunitario della scelta: gli studenti, in base alle loro doti e propensioni, avrebbero scelto la propria vocazione. Potevano infatti estrarre materiali, realizzare strumenti o attrezzature, esplorare e colonizzare il resto del valico, oppure continuare a studiare nella biblioteca diventando dei ricercatori.

Questo circuito, a cui otzici e non otzici furono in grado di accedere, ebbe due importanti conseguenze: la prima economico-politica, la seconda socioculturale.

Irkusig, la riforma Vakshe e le rivolte sociali

L’immenso progresso tecnologico che derivò nel corso di pochi decenni, portò a un notevole aumento demografico, a un innalzamento del benessere e alla nascita di nuove figure professionali per le scoperte scientifiche: Hora si espanse di quindici volte in cinquant’anni.

Gran parte dei laboratori e delle biblioteche vennero scelte quasi esclusivamente da otzici, mentre le miniere, le falegnamerie e le altre officine si concentrarono di resh be’th comuni. Questo dato, in poco meno di due decadi, si trasformò, da semplice pregiudizio, a classificazione sociale. Chi non aveva un otzi era invitato a scegliere, dopo la scuola, un lavoro come minatore, boscaiolo, fabbro o altro. In contemporanea, si svilupparono e ottennero sistematicità anche altri campi della scienza, quali la medicina e la chimica dei materiali. Come effetti immediati, migliorarono il benessere collettivo e la longevità dei resh be’th.

In duecento anni, il ge’th raggiunse una popolazione tale che Hora, divenuta la capitale, ricoprì l’intera vallata. Per evitare una controproducente dispersione periferica, il Jark Ies decise di fondare altre quattro città sul modello della prima.

Il pentagono mercantile che si andò a creare portò a una viscerale competizione tra i centri urbani, in lotta scientifica per decretare quale avesse il primato in uno specifico settore. Questo atteggiamento, incoraggiato dai vari triumvirati, portò all’istituzione di una manifestazione quinquennale, nota come Irkusig, nella quale le migliori menti del ge’th avrebbero promosso le proprie ricerche. L’idea vincitrice sarebbe stata brevettata e utilizzata in maniera costante nella vita dell’intera regione. Il parametro principale, oltre all’innovazione, doveva essere l’utilità sociale.

Intanto, le differenze con chi non possedeva un otzi si acuirono sempre di più, le politiche per i popolani rimasero molto scarse e mal formulate, nonostante riguardassero la maggior parte dei resh be’th. Gli Astri della Saggezza, corrotti o poco interessati, approvarono delle riforme fittizie che vessarono ulteriormente animi già provati. Nonostante la presenza di numerose agevolazioni per queste categorie di popolazione, i requisiti per usufruirne erano spesso contraddittori. Questo portò a un sistema di welfare sbilenco, dove poteva accedere ai servizi solo chi possedeva un determinato reddito annuo.

Durante l’Irkusig del 375, scoppiò una vera e propria rivolta popolare – nella quale morirono tre resh be’th – capitanata da Tinjar, l’orso polare. Lui e i suoi gregari osteggiarono la riforma terriera, promossa dal Jark Ies Vakshe, che prevedeva incentivi alla lottizzazione per non otzici dipendenti. Questa, sebbene i buoni propositi, avrebbe comunque lasciato i nuovi proprietari nella condizione di usuari.

Circa duecentocinquanta resh be’th irruppero nella manifestazione creando disordini e numerosi lavoratori scioperarono per giorni. L’obiettivo di Tinjar era ambizioso e condiviso da molti: ottenere dei reali miglioramenti nelle condizioni di vita e una redistribuzione della ricchezza tra otzici e non otzici. Dopo cinque anni di lotte politiche, scontri e vittime, il sistema del triumvirato si aprì concretamente alla popolazione.

L’incendio a Karhig

Ottenuta la vittoria, Tinjar fondò un sindacato dei lavoratori. Le sue idee si diffusero per tutta Eirikur e riuscirono a ottenere risultati prima impensabili: la gestione autonoma delle imprese da parte di resh be’th comuni.

Fu così che nel 386 nacquero le prime fabbriche indipendenti dall’influenza del triumvirato dei Jark.

Karhig, città natale dell’orso polare, fu la prima a concedere una falegnameria di questo tipo. L’ostracismo implicito degli otzici e i triumviri, verso la nuova dinamica, avrebbe portato a un esito infelice, quanto certo, di tali attività. A contraddire le aspettative generali fu l’amicizia tra Iker, un allodola con la stessa lungimiranza del fondatore Servin, e Mephar, un cervo otzico respinto dal triumvirato. La complicità tra i due riuscì a far entrare nel mercato la falegnameria e a permetterle di guadagnare. Coadiuvati dal sindacato di Tinjar e dall’esempio dell’impresa di Iker, anche altri non otzici decisero di aviare le loro attività.

Il pentagono commerciale sembrò essersi stabilizzato grazie a una graduale rimodulazione della filiera: le compagnie popolari si affermarono nell’approvvigionamento delle materie prime, mentre quelle otziche si specializzarono nelle nuove tecnologie. Fu all’interno di questa pace economica, caratterizzata però da un risentimento inespresso, che nacque il pretesto per la tecnologia che migliorò la vita di ogni resh be’th.

Nel 441 scoppiò un incendio, di natura dolosa, nella falegnameria di Karhig dove persero la vita venti resh be’th tra cui Boz, figlio di Iker, che ereditò l’impresa solo due anni prima. Le fiamme, sfruttando il vento montano, si diffusero rapidamente per gran parte della città, ma l’intervento delle macchine spargi-neve, brevettate nell’Irkusig del 405, limitò i danni. Testimone della tragedia fu il figlio quattordicenne di Boz, Barkin, che, da lì a pochi anni, avrebbe preso parte al maturamento.

Nascita della Bozanj

Barkin non superò mai la morte del padre, così dedicò la sua vita, sfiorando l’ossessione, allo studio di una tecnologia in grado di rendergli omaggio. Contestualmente, nella seconda metà del 400, si svilupparono le prime tecnologie con implicazioni magiche.

Gli otzici con tali capacità si adoperarono a lungo per far riconoscere la propria utilità riuscendo, nel 465, a classificarsi al terzo posto nell’Irkusig con un veicolo monoposto a levitazione.

L’incontro con la giovane allodola Dekkar sbloccò le ricerche cieche di Barkin; sembrava voluto dal destino. Sebbene la differenza d’età – lei poco più che ventenne, lui quasi cinquantenne – i due divennero una coppia nel lavoro e nella vita.

Dekkar era in grado di creare dei piccoli scudi di forza con la sua magia, mentre Barkin era un meteorologo affermato. Prendendo ispirazione dalle serre, vincitrici del primo Irkusig, vollero modellare una struttura simile che fosse però in grado di riconoscere gli eventi estremi e placarli. Il richiamo maniacale all’incendio di Karhig rischiò di arenare e limitare le potenzialità del progetto. Per fortuna, Dekkar vide oltre gli obiettivi del marito e riuscì a presentare una bozza nell’Irkusig del 485 e a vincerlo. Il nome scelto per il loro lavoro fu Bozanj, in onore del padre di Barkin e il suo significato era “protezione”.

Il prototipo, oltre a intervenire durante le calamità, era in grado di rendere più stabile e sostenibile la frenetica economia alimentare del ge’th agendo sull’effetto Akbhedo, studiato nei primi del 200.

La Bozanj si rivelò essere una tecnologia talmente rivoluzionaria che l’allora governatore di Eirikur, pallida imitazione del suo avo Servin e garante dei triumviri in carica, decise di presentarla all’Eternità. Gli Eterni furono entusiasti della proposta e, se avesse rispettato alcune caratteristiche, l’avrebbero donata anche agli altri ge’th.

Tutta Eirikur convogliò gli sforzi affinché questo artefatto tecnologico diventasse una manna per i resh be’th del mondo. L’Eternità sperò si potesse implementare il sistema di sostenibilità con uno di sicurezza, in questo modo ciò che veniva protetto all’interno non poteva essere influenzato dall’esterno: fu così che Haksh e le altre regioni la ottennero nel 488.

Componenti e Permeabilità controllata

La tecnologia della Bozanj venne racchiusa all’interno di alcune biglie di vetroresina e ferro che sarebbero state istallate ai confini di un’area stabilita; il numero variava in base all’estensione del ge’th. Queste comunicavano con alcuni pannelli, posizionati in luoghi strategici, che avrebbero monitorato il loro stato di salute. Una volta attivate, queste avrebbero costruito un campo di forza, a forma di cupola, che metteva in funzione l’intero sistema di salvaguardia.

Per evitare intrusioni o attacchi, il velo eretto dalle sfere avrebbe reso invisibile e inaccessibile ciò che si trovava dall’altra parte – sia all’esterno sia all’interno – grazie alla sua capacità di rifrazione della luce.

La necessità di un controllo dell’efficienza di questi supporti fece sì che molti ge’th costruissero delle postazioni relativamente vicine ai sensori. Vennero infatti avvertiti dell’importanza della manutenzione; anche un piccolo malfunzionamento avrebbe potuto compromettere la salubrità del clima interno.

L’inviolabilità della Bozanj aveva tuttavia delle eccezioni: animali migratori e impollinatori, con habitat estesi, e corsi d’acqua potevano attraversare senza conseguenze la barriera di forza. Tali creature e fiumi venivano selezionati tramite il calcolo delle relazioni dannose, neutre e proficue per ogni tipo di ambiente.

Al momento della narrazione, questa serra magica è in grado di preservare i ge’th da eventi ambientali estremi, aggressioni esterne e belve, oltre che modificare e garantire uno specifico clima. Permeabilità controllata è il nome attribuito a queste funzionalità. Gli unici a poter alterare i parametri a Haksh furono i governatori e i loro vice.